“The End of the World”. Interview with Alfredo Jaar

By Mario Savini – Interview conducted on May 26, 2026

INTERVISTA / ITALIAN VERSION

In The End of the World (2025), l’artista cileno Alfredo Jaar concentra in un cubo di appena quattro centimetri di lato alcune delle contraddizioni più urgenti del nostro tempo. Composto da dieci minerali strategici – cobalto, terre rare, rame, stagno, nichel, litio, manganese, coltan, germanio e platino – il piccolo oggetto diventa il centro di un’installazione immersiva che mette in relazione crisi ecologica, transizione tecnologica, sfruttamento delle risorse e nuovi equilibri geopolitici. In questa intervista, Jaar racconta la genesi dell’opera e il radicale cambiamento di scala che ne determina la forza, soffermandosi sull’esperienza fisica prodotta dalla luce rossa e sulle implicazioni politiche ed economiche delle materie prime da cui dipende il mondo digitale. Ne emerge una riflessione lucida e profondamente critica sul presente, attraversata da un pessimismo che l’artista riconduce al pensiero di Antonio Gramsci, senza tuttavia rinunciare alla possibilità dell’azione.

Alfredo Jaar, The End of the World, 2025. Installation view, 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, 2026. Photo: Mario Savini.

Mario Savini – Un cubo di appena 4 centimetri per rappresentare sconvolgimenti globali di proporzioni gigantesche. Perché questa asimmetria tra le dimensioni minime dell’oggetto e la scala monumentale del disastro economico e sociale che rappresenta?

Alfredo Jaar – Sentivo che l’enormità del problema non poteva essere rappresentata adeguatamente da nessuna opera d’arte, di qualsiasi dimensione, quindi dovevo cercare un modo diverso per articolarlo. Ho pensato che forse avrebbe potuto funzionare un radicale cambiamento di scala. L’opera, quindi, non è tanto un piccolo cubo, quanto piuttosto un enorme spazio, gigantesco, con al suo interno un minuscolo cubo. In questo modo cerco di suggerire un mondo, una cosmologia, all’interno della quale si trova questo piccolo oggetto che rappresenta la fragilità del nostro pianeta. L’enorme spazio è vuoto, è silenzioso, e sono proprio quel silenzio e quel vuoto a conferire gravità a quell’oggetto così piccolo.

M. S. – La luce rossa, intensa e quasi accecante, trasforma la percezione che il visitatore ha dello spazio e del proprio corpo. Quale ruolo svolge l’esperienza fisica e sensoriale nella costruzione del significato dell’opera?

A. J. – Il rosso è un colore interessante, dai significati contraddittori. Da un lato, è il colore del sangue, della vita e dell’amore. Dall’altro, è il colore del fuoco, indica il pericolo, è il colore del semaforo rosso nelle nostre strade e del segnale di STOP. Il rosso nel mio spazio è estremamente tossico e provoca vertigini; alcune persone sentono persino il bisogno di vomitare. Ti fa sentire a disagio e ti spinge a uscire rapidamente. Volevo farvi percepire la paura e la vertigine che i minatori provano scendendo a 300 metri sottoterra per estrarre i minerali. Volevo creare uno spazio instabile, capace di riflettere tutta la fragilità e l’incertezza che stiamo vivendo in questi tempi oscuri.

Alfredo Jaar, The End of the World, 2025. Installation view, 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, 2026. Photo: Mario Savini.

M. S. – L’installazione mette a nudo i dieci minerali critici alla base della transizione digitale ed ecologica. L’attuale modello tecnologico ed energetico può davvero emanciparsi dalle dinamiche del colonialismo estrattivo e dalla violenza geopolitica che colpiscono il Sud globale?

A. J. – Temo di no. Queste risorse sono limitate e chi le controlla controllerà il mondo. I conflitti che stanno avvenendo oggi esistono proprio a causa di questi dieci minerali e saranno anche all’origine delle guerre future. Putin ha bisogno del territorio dell’Ucraina non perché alcuni ucraini parlino russo, ma perché l’Ucraina controlla l’80% del litio in Europa. Trump invaderà la Groenlandia non perché, come sostiene, vi siano russi e cinesi che rappresentano un rischio per la sicurezza. Questa è una menzogna colossale. Ha bisogno della Groenlandia perché possiede alcuni dei minerali necessari al XXI secolo. Gli Stati Uniti stanno cercando disperatamente di raggiungere accordi con alcuni Paesi africani per avere accesso a parte di questi minerali, ma è troppo tardi: la maggior parte di essi è controllata dalla Cina, che negli ultimi vent’anni, attraverso un programma chiamato Belt and Road Initiative, ha aiutato questi Paesi a svilupparsi, stipulando in cambio accordi per l’accesso ai minerali. Nello stesso periodo, gli Stati Uniti sono stati coinvolti in una dozzina di guerre in Medio Oriente che sono costate 5.000 miliardi di dollari e hanno provocato 5 milioni di morti. L’impero statunitense sta crollando a causa della propria brutalità e stupidità. Per fare un solo esempio, la RDC (Repubblica Democratica del Congo) produce oltre l’80% del cobalto mondiale. Ma è la Cina a controllare l’80% del cobalto mondiale grazie a questi accordi. Non esistono iPhone senza cobalto. La prossima guerra sarà senza dubbio Taiwan, dal momento che una sola azienda taiwanese, TSMC, produce il 90% dei semiconduttori più avanzati al mondo e il 99% dei chip utilizzati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. La Cina ha sempre considerato Taiwan parte della Cina. Ora gli Stati Uniti stanno mettendo in discussione questa realtà storica. Chi controllerà Taiwan sarà il padrone dell’universo.

M. S. – Il titolo The End of the World possiede una forza quasi apocalittica. Per te questa «fine del mondo» coincide con una crisi ecologica, politica e morale già in corso oppure rappresenta ancora un futuro che può essere evitato?

A. J. – La politica ha fallito miseramente. Viviamo in una crisi politica da quando ho memoria. Negli ultimi vent’anni la crisi ecologica è cresciuta in maniera terrificante. Ciò è dovuto al comportamento criminale sia delle aziende sia dei governi. La crisi che trovo più ripugnante, però, è quella morale. Siamo circondati da mostri (ancora Gramsci), da criminali di guerra, dittatori, fascisti, neonazisti, tutti intenti a commettere allegramente crimini atroci contro l’umanità nel modo più trasparente possibile, vantandosene, persino orgogliosi di ciò che fanno. Arrivano addirittura ad annunciarli sui social media e a pubblicarli nella più totale impunità. La docilità e la debolezza dei politici europei sono state ripugnanti. Dovrebbero tutti finire i loro giorni alla Corte penale internazionale dell’Aia, accanto ai criminali genocidi. Tutte le istituzioni create dalla comunità internazionale per regolamentare il comportamento degli Stati e dei governi sono state distrutte da questi criminali per servire i propri interessi criminali; sono diventate inutili. Come vedi, sono estremamente pessimista. Ma mi considero un gramsciano. Antonio Gramsci diede la risposta perfetta quando gli chiesero quale fosse il suo stato d’animo nella prigione di Mussolini. Rispose di essere pessimista con l’intelligenza ma ottimista con la volontà. È esattamente così che mi sento oggi: vivo costantemente nelle profondità della disperazione, ma in qualche modo la mia volontà continua a spingermi avanti, anche se non vedo alcuna luce in fondo al tunnel.

Alfredo Jaar, The End of the World, 2025. Installation view, 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, 2026. Photo: Mario Savini.

Un ringraziamento speciale alla Galleria Lia Rumma per la preziosa collaborazione.

INTERVIEW / ENGLISH VERSION

In The End of the World (2025), Chilean artist Alfredo Jaar condenses some of the most urgent contradictions of our time into a cube measuring just four centimetres on each side. Composed of ten strategic minerals – cobalt, rare earths, copper, tin, nickel, lithium, manganese, coltan, germanium and platinum – this small object becomes the focal point of an immersive installation that brings together the ecological crisis, technological transition, resource exploitation and shifting geopolitical balances. In this interview, Jaar discusses the genesis of the work and the radical shift in scale that gives it its power, reflecting on the physical experience produced by the red light and on the political and economic implications of the raw materials on which the digital world depends. What emerges is a lucid and deeply critical reflection on the present, permeated by a pessimism that the artist relates to the thought of Antonio Gramsci, yet without relinquishing the possibility of action.

Alfredo Jaar, The End of the World, 2025. Installation view, 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, 2026. Photo: Mario Savini.

Mario Savini – A cube measuring just 4 centimetres to represent gigantic global upheavals. Why this asymmetry between the smallness of the object and the monumental scale of the economic and social disaster it represents?

Alfredo Jaar – I felt that the enormity of the problem could not be represented adequately by any work of art of any size, so I had to search for a way to articulate the problem in a different way. I thought that perhaps a radical shift in scale could work. So, the work is not so much a small little cube, it is a large, gigantic space with a small little cube inside. This way I am trying to suggest a world, a cosmology inside which sits this little object that represents the fragility of our planet. The enormous space is empty, it is silent, and it is precisely that silence and emptiness that gives gravitas to that small object.

M. S. – The intense and almost blinding red light transforms the visitor’s perception of space and body. What role does physical and sensory experience play in the construction of the work’s meaning?

A. J. – Red is an interesting color with contradictory meanings. On one hand, red is the color of blood, of life, and of love. On the other hand, red is the color of fire, red means danger, it is the color of the red light in our streets, and the color of the STOP sign. The red in my space is extremely toxic and provokes dizziness, some people feel the need to vomit. It makes you feel uncomfortable and you need to get out quickly. I wanted you to feel the fear and vertigo that miners feel going 300 meters deep down the earth to extract minerals. I wanted to create an unstable space, reflecting all the instability and uncertainty we are facing right now in these dark times.

M. S. – The installation lays bare the ten critical metals behind the digital and green transition. Can the current technological and energy model truly emancipate itself from the dynamics of extractive colonialism and geopolitical violence affecting the Global South?

A. J. – I am afraid it cannot. These resources are limited and whoever control them will control the world. The conflicts occurring now are because of these ten minerals and they will also trigger the wars of the future. Putin needs Ukraine’s territory not because some Ukrainians speak Russian but because Ukraine controls 80% of the Lithium in Europe. Trump will invade Greenland not because according to him there are Russians and Chinese and they are a security risk. That is an extraordinary lie. He needs Greenland because it possesses some of the minerals needed for the 21st Century. The United States is desperately trying to reach agreements with some African countries to have access to some of these minerals but it is too late, most of them are controlled by China which has spent the last 20 years, through a program called the Belt and Road Initiative helping these countries develop and signed agreements for minerals in exchange. In that same period of time, the United States was involved in a dozen wars in the Middle East that cost 5 Trillion dollars and caused 5 million deaths. The US empire is collapsing because of its own brutality and stupidity. To give you just one example, the DRC (Democratic Republic of Congo) produces more that 80% of the cobalt in the world. But it is China that controls 80% of cobalt in the world thanks to these agreements. There are no I-Phones without Cobalt. The next war is without doubts Taiwan, as a single Taiwanese company, TSMC, produces 90% of the worlds most advanced semiconductors and 99% of the chips used to train AI models. China has always considered Taiwan as part of China. Now the US is challenging this historical reality. Whoever controls Taiwan will be the master of the universe.

M. S. – The title The End of the World has an almost apocalyptic force. For you, does this “end of the world” coincide with an ecological, political, and moral crisis already underway, or does it still represent a future that can be avoided?

A. J. – Politics have failed us miserably. We have lived through a political crisis as far back as I can remember. The ecological crisis has been growing terrifyingly in the last 20 years. This due to the criminal behavior of both corporations and governments. The crisis that is most sickening to me is the moral crisis. We are surrounded by monsters (Gramsci again), by war criminals, by dictators, by fascists, by neo-Nazis, all happily committing heinous crimes against humanity in the most transparent way, bragging about them, even proud of them, they even announce them on social media, and publish them in total impunity. The docility and weakness of Europe’s politicians has been revolting. They should all end their lives in The Hague International Criminal Court next to the genocidal criminals. All the institutions that were created by the international community to regulate the behavior of states and governments have been destroyed by these criminals to serve their own criminal interests, they have become useless. As you can see, I am extremely pessimistic. But I consider myself a Gramscian. Antonio Gramsci had the perfect answer when asked about his mood inside Mussolini’s prison. He replied that he was pessimist with his intellect but optimist with his will. That is how I find myself today, I am perpetually in the heights of despair, but somehow, my will keeps me moving forward, even if I do not see any light at the end of the tunnel.

Alfredo Jaar, The End of the World, 2025. Installation view, 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, 2026. Photo: Mario Savini.

Special thanks to Galleria Lia Rumma for their invaluable collaboration.